Quattro video, uno smartphone (e basta)

Un semestre alla Hankuk University e un corso di giornalismo «lettura e scrittura» che, alla fine, era tutto video.

Copertina del video: un uomo anziano con un berretto di lana blu e una camicia azzurra suona un flauto traverso nero, ripreso da vicino in una strada di Insadong, fra le bancarelle e le insegne in coreano. Sopra, l'etichetta «FIVE-SHOT SEQUENCE» e il titolo «Hugging Harmonies».

Niente succede per caso — o almeno così si dice.

Voluto o no, ho passato un semestre in Corea — chi si è già annoiato leggendo qualcosina su di me lo sa — e uno dei corsi che ho seguito si chiamava Journalism Reading and Writing. Dal nome sembra un corso di scrittura: in realtà era tutto video, e l’attrezzatura richiesta era una sola: uno smartphone.

Ogni consegna partiva da un’idea, passava per lo script e finiva con un video.

Quelli che vedrete, quindi, sono pezzi della Seoul che ho nel cuore. Li ho pensati, scritti, girati e montati io. Non aspettatevi la regia di Scorsese, ma tanto, tantissimo impegno, voglia di fare bene e amore che — come dice sempre mia mamma — è l’ingrediente segreto per fare bene tutte le cose.

1. Hugging Harmonies

Five-shot sequence · 42 secondi · guarda su YouTube

Sono andata a Insadong, il quartiere storico dell’artigianato di Seoul — un posto pieno di vita, anche a metà settimana.

Mi sono imbattuta in un uomo che suonava il flauto per strada. Ne sono rimasta talmente affascinata che mi sono fatta coraggio e gli ho chiesto se potevo riprenderlo. E quell’uomo non solo ha accettato subito, ma mi ha anche raccontato del suo passato da insegnante e del suo amore smisurato per la musica.

L’esercizio chiedeva di riprendere qualcuno da cinque angolazioni prestabilite e montarle in una sequenza che trasmettesse un’emozione. Io ho provato a trasmettere la dolcezza che ho visto nei suoi occhi.

Mi ha detto di passare a trovarlo ogni tanto. Chissà, magari un giorno…

2. Flawsome

PSA · 52 secondi · guarda su YouTube

Copertina del video: sei fotografie in bianco e nero di bambine, disposte a griglia su uno sfondo che imita una pellicola Kodak Portra 400. Sopra, l'etichetta «PSA» e il titolo «Flawsome».

È il video a cui tengo di più, per il tema e per le persone che ne hanno fatto parte.

Il titolo è un gioco di parole: flaws e awesome. Difetti, e insieme meravigliosi.

Il video chiede a chi guarda di pensare alla bambina che è stata, quella che non si preoccupava di essere perfetta e non aveva paura di mostrare i suoi true colors — da qui la scelta della canzone in sottofondo.

In sovrimpressione compaiono tre dati, ognuno accompagnato dalla sua fonte:

  • nel 2024, il 32,5% delle ragazze coreane delle scuole medie e superiori ha dichiarato di aver avuto sintomi depressivi1
  • la bassa autostima predice la depressione più di quanto la depressione predica la bassa autostima — un risultato che suggerisce che la prima possa precedere la seconda2
  • per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, avere una buona salute mentale non significa non avere problemi, ma essere in grado di «far fronte allo stress della vita, realizzare le proprie capacità» e contribuire alla propria comunità3

3. Accidentally Wes Anderson II

News/Event · 2 minuti e 25 · guarda su YouTube

Copertina del video: sei fotografie di edifici, in cornici di legno scuro, appese in due file su una parete verde salvia. Sopra, l'etichetta «NEWS / EVENT» e il titolo «Accidentally Wes Anderson II».

La terza consegna chiedeva di raccontare un fatto o un evento che il pubblico non conosce.

Ho scelto Accidentally Wes Anderson II, la mostra fotografica allestita al Ground Seesaw Central dal 18 ottobre 2024 al 13 aprile 20254 — perché amo la regia di Wes Anderson e amo i colori.

Il progetto nasce da un profilo Instagram: fotografie inviate da tutto il mondo che sembrano uscite da un suo film — facciate simmetriche, colori pastello, insegne storte al punto giusto. Io, chiaramente, non potevo non andarci.

4. Korea Through Local Lenses

Feature story · 5 minuti e 37 · guarda su YouTube

Copertina del video: tre fotogrammi affiancati, uno per ognuna delle tre donne intervistate. In alto a sinistra una donna con gli occhiali dietro il bancone di un negozio, fra i bicchieri di carta impilati; in basso a sinistra una donna seduta davanti a una finestra; a destra, grande, una ragazza in cardigan rosso che sorride. Sopra, l'etichetta «FEATURE STORY» e il titolo «Korea Through Local Lenses».

L’ultima consegna ha richiesto più tempo delle altre ed è costruita su sei domande, tutte sul rapporto fra chi vive in Corea e i turisti che ogni anno ne affollano le strade. Nel 2024, l’anno in cui l’ho girato, sono stati 16,37 milioni: quasi il cinquanta per cento in più rispetto all’anno prima.5

Hanno risposto tre donne che ho avuto la fortuna di conoscere vivendo lì: la prima gestisce una profumeria artigianale a Insadong, la seconda la caffetteria del mio dormitorio, la terza una friggitoria di pollo vicino all’università.

La ragazza dei profumi ha il negozio da quattro anni e mi ha detto che l’ottanta per cento di chi entra è straniero. Mi ha raccontato dei clienti abituali che tornano portandole piccoli souvenir e di quanto le faccia piacere sentirsi dire «ciao» e «grazie» in coreano: anche solo in quelle due parole, dice, si vede il rispetto. A chi sta per visitare la Corea consiglia di informarsi sulla storia del Paese prima di andare a vedere i palazzi — «così capisci che dietro c’è una storia dolorosa, e quanto hanno lavorato per conservarla».

Con la seconda ci siamo conosciute un po’ per caso: un saluto ogni mattina mentre lei apriva il bar e io andavo a lezione, finché un giorno mi ha fermato e mi ha chiesto come mi chiamassi. Da lì, caffè dopo caffè, una chiacchiera tira l’altra. Mi ha detto che insieme ai turisti cresce anche l’influenza culturale della Corea, e mi ha raccontato di quella volta in cui ha insegnato a qualcuno a usare le bacchette e ne ha visto la faccia stupita.

La terza mi ha parlato di un’amica giapponese che, dopo aver trascorso sei mesi in Corea, è tornata in Giappone per lavoro e poi è ripassata a trovarla in negozio.

Ed è lei a chiudere il video, rispondendo all’ultima domanda ma parlando a me:

«In the end, you came here to study, right? […] Studying is really important, but… I hope you can really enjoy this country itself. There are so many beautiful places around. […] When you go back home, I think you’ll be left with really meaningful memories.»

Alla fine sei venuta qui per studiare, vero? […] Studiare è importante, ma… spero che tu riesca a goderti davvero questo paese. Ci sono tantissimi posti belli intorno. […] Quando tornerai a casa, penso che ti resteranno ricordi che contano.

Il titolo dice from the surface to the soul, che in inglese suona quasi come Seoul. Perché alla fine è proprio quello che è successo: sono partita dal raccontare una città e ho finito per conoscere le persone che la abitano.

Note

  1. Korea Youth Risk Behavior Survey 2024, Ministero dell’Istruzione e Korea Disease Control and Prevention Agency, su circa 60.000 studenti. Ragazze 32,5%, ragazzi 23,1%. ↩

  2. Sowislo, J. F., & Orth, U. (2013). Does low self-esteem predict depression and anxiety? A meta-analysis of longitudinal studies. Psychological Bulletin, 139(1), 213–240 — meta-analisi su 77 campioni e 35.501 persone. ↩

  3. Organizzazione Mondiale della Sanità — Mental health: strengthening our response. ↩

  4. The Korea Herald, 17 ottobre 2024. La prima edizione coreana, tre anni prima, aveva avuto 250.000 visitatori. ↩

  5. The Korea Herald, 5 febbraio 2025: 16,37 milioni di visitatori stranieri in Corea del Sud nel 2024, il 48,4% in più del 2023 e il 94% del massimo storico del 2019. ↩

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